Malanni d’autunno: cosa aspettarsi a ogni età, dal nido alle elementari

Settembre porta il rientro, ottobre il primo raffreddore e, per molte famiglie, la sensazione che non finisca più. I dati raccolti in Italia aiutano a mettere ordine: le infezioni dei bambini non sono tutte uguali e cambiano molto con l’età. Ecco un percorso per fasce, dai primi mesi alle elementari.

Da 0 a 12 mesi: il numero di episodi più alto

Nei primi dodici mesi il sistema immunitario è ancora in costruzione e ogni contatto con un virus è, per il bambino, una prima volta. È normale quindi che raffreddori e malanni di stagione siano frequenti, anche senza uscire di casa. Vediamo cosa dicono i numeri.

Uno studio prospettico in Lombardia, pubblicato su Italian Journal of Pediatrics nel 2022, ha seguito 484 bambini sani da 0 a 5 anni, reclutati da 69 pediatri di famiglia, da ottobre 2019 a marzo 2021. L’incidenza media è stata di 12,1 infezioni respiratorie acute ogni 100 bambini ogni 30 giorni, con 8,3 episodi alle vie respiratorie superiori e 3,8 a quelle inferiori. Tra i lattanti da 1 a 12 mesi il valore sale a 24,9.

Il periodo studiato comprende il primo anno di pandemia, quando gli episodi sono calati dell’82,1% rispetto all’inverno precedente. Per questo la media va letta come un ordine di grandezza e non come una previsione per la stagione in corso.

In altre parole, se nel primo anno di vita il vostro bambino prende spesso il raffreddore, non significa che ci sia qualcosa che non va.

Da 1 a 3 anni: il nido e le infezioni di comunità

Per molte famiglie l’ingresso al nido segna l’inizio di un autunno fatto di nasi che colano e giorni di assenza. Stare ogni giorno insieme ad altri bambini, tra giochi, ciucci e mani che toccano tutto, favorisce il passaggio dei germi da uno all’altro.

Con il nido arrivano le infezioni che passano da un bambino all’altro, con i primi malanni d’infanzia. Secondo un’indagine tra i genitori pubblicata su Italian Journal of Pediatrics nel 2024, i casi di streptococco di gruppo A in questa fascia sono il 16,4% del totale, mentre sotto l’anno scendono allo 0,8%.

Tra le infezioni che circolano nelle comunità infantili c’è anche la malattia mani-bocca-piedi, e per molte famiglie la domanda concreta non è il nome della malattia ma quando tornare a scuola con mani-bocca-piedi, perché dalla risposta dipende l’organizzazione di tutta la settimana.

Sapere cosa aspettarsi aiuta a vivere i primi mesi di nido con meno preoccupazione.

Da 3 a 6 anni: il picco dello streptococco

Con la scuola dell’infanzia i bambini ampliano la cerchia dei contatti e iniziano a condividere spazi, giochi e merende con molti compagni. È l’età in cui i genitori sentono parlare più spesso di tamponi e mal di gola, quindi vale la pena guardare i dati con attenzione.

È la fascia più colpita. L’indagine, svolta tra i genitori di 3.580 bambini da 0 a 16 anni, con questionario inviato da pediatri di famiglia di Roma e Viterbo nel giugno 2023, ha rilevato che tra gennaio e maggio dello stesso anno il 20,3% dei bambini aveva avuto un’infezione da streptococco, e il 24% ne aveva avuta più di una. Il 42,3% dei casi riguardava bambini tra 3 e 6 anni.

I sintomi più riferiti dai genitori sono stati il mal di gola (76,9%) e la febbre (75,2%), segnalati nello stesso studio di Italian Journal of Pediatrics.

Sono sintomi comuni, che si ritrovano in molte altre infezioni di stagione: da soli non bastano per riconoscere lo streptococco.

Da 6 anni in su: meno casi, ma non zero

Con l’arrivo delle elementari le difese sono più allenate e le infezioni diventano un po’ meno frequenti. Questo non vuol dire che i genitori possano abbassare del tutto la guardia.

Negli stessi dati, il 26,5% dei casi di streptococco riguardava la fascia 6-9 anni, l’11,4% quella 9-12 e il 2,6% quella 12-16. Il rischio non scompare con le elementari, e in questa età un mal di gola con febbre può avere anche altre cause.

Una di queste è la mononucleosi, che può somigliare a un’infezione da streptococco: i medici devono distinguere le due situazioni. Per capire come si presenta la mononucleosi nei bambini si può guardare a uno studio cinese, pubblicato sul Journal of International Medical Research nel 2020 su 61 bambini ricoverati a Shanghai tra il 2015 e il 2019. Tutti avevano tonsillite, il 98,3% febbre e linfonodi del collo ingrossati, il 42,6% la milza ingrossata e il 41% gonfiore delle palpebre.

In sintesi, se i sintomi non passano è meglio non fare supposizioni da soli e chiedere un parere al pediatra.

Cosa tenere a mente

Dopo aver visto le cifre fascia per fascia, conviene fermarsi su qualche indicazione pratica per affrontare la stagione con più serenità.

I numeri descrivono gruppi di bambini e non il singolo caso, e le stime vengono da campioni diversi, quindi non vanno confrontate tra loro. In pratica:

  • con mal di gola e febbre, chiedere al pediatra se il test rapido sia indicato;
  • ricordare che l’età cambia le probabilità, non la diagnosi;
  • rivolgersi subito al pediatra o al pronto soccorso se il bambino respira con fatica o peggiora in fretta.

Fonti

Cinicola BL, et al. Group A Streptococcus infections in children and adolescents in the post-COVID-19 era: a regional Italian survey. Italian Journal of Pediatrics, 2024. https://doi.org/10.1186/s13052-024-01750-6

Mameli C, et al. Incidence of acute respiratory infections in preschool children in an outpatient setting before and during Covid-19 pandemic in Lombardy Region, Italy. Italian Journal of Pediatrics, 2022.

Wu Y, et al. Clinical manifestations and laboratory results of 61 children with infectious mononucleosis. Journal of International Medical Research, 2020.